La persona al centro con friendfeed

domanda

Sì, c’è! Si chiama friendfeed

Il focus? La persona.

Gli strumenti di condivisione? Un catch-all che li rende “semplici strumenti”… poco importanti, direi.

La chiave? I (soliti e meravigliosi) feed.

Lo sto provando, da qualche giorno, con grande soddisfazione! Bello.

Mi ci ritrovo in pieno!

«Leggo l’Atlantic e scopro di non essere il solo che sta perdendo l’abitudine alla lettura. Ormai riesco a digerire la scrittura solo a piccoli blocchi. Datemi un testo di più pagine e vengo subito assalito dal desiderio incontenibile di controllare la mia posta elettronica. È tutto così dispersivo. Eppure vedo meno tv e sono meno indaffarato di dieci anni fa. Giorni fa mi hanno dato da recensire un libro. Avevo pochissimo tempo per leggerlo. È stata una fatica tremenda. Mi sono imposto di restare per ore su una sedia scomodissima. Ce l’ho fatta, ma alla fine avevo una sensazione di vuoto, di colpa per essermi allontanato per tanto tempo dal mondo».

(dal Corriere via Web e Conoscenza

)

blogger vs “persona che ha un blog”

Sto sviluppando una grave forma di intolleranza da etichette.

Tagghiamo tutto, e tutto, improvvisamente, diventa privo di significato profondo. L’abito fa il monaco. L’esteriorità è tutto. Altro che web semantico, si dovrebbe lavorare sulla vita reale semantica.

Prendiamo, ad esempio, l’etichetta bloggerMauro, a proposito della vicenda “un blogger (?!) critica un’azienda e si becca una querela (!) “, dice:

[...] Non credo che serva una “lettera aperta dei blogger” (io peraltro non mi sento tale – solo solo una “persona che ha un blog”, che è diverso) [...]

O mamma, è vero. Anche io mi sento semplicemente “una persona che ha un blog” e quindi non sarei un blogger – almeno non propriamente - e ancora quindi, non avevo il diritto di firmare quella lettera!

Ma, allora, cosa (o chi) vogliamo indicare con quel blogger?!?. Servono dei requisiti particolari per esserlo? E’ un nuovo mestiere? Una nuova casta? Suona, insomma, come giornalisti o politici? Anche wikipedia non mi aiuta definendo blogger semplicemente come “Il creatore e curatore di un blog“.

Mauro, aiutami a capire: che vordì blogger? :)

La mia musicassetta – restored!

Anche io, come molti altri, ho condiviso in Rete i miei gusti musicali con muxtape.

Non ho fatto un qualcosa a tema, come ero solito fare da “giovane” (quei nastri auto-prodotti erano un vero strumento di seduzione di massa! :D ), ma una semplice raccolta di brani a cui tengo particolarmente.

Ne è venuta fuori una cosa non esattamente armoniosa, ma comunque ricca di spunti interessanti. Credo. Spero.

Buon ascolto… :)

 UPDATE del 27/05: Big lost: quelli di muxtape si sono persi la mia  cassetta :(

What it boils down to is that only 15% or so of songs uploaded in the last three weeks (and 100% of songs before that point) are going to be restored. I’m very sorry about this, and I’m working with some brilliant minds to make sure it never happens again. Muxtape will be back online this afternoon

Ripeterò l’upload a breve…

UPDATE del 02/06: Nastro ripristinato! (ho aggiunto un pezzo da “applauso” del mio chitarrista preferito Steve Howe)

I miracoli della “link popularity”

Leggendo su Pandemia di “Blog che passano da 100 a 60.000 visitatori in 24 ore”, mi vengono in  mente alcune (banali) considerazioni:

  • Ancora una volta, viene confermata la straordinaria potenza del passaparola alla base del Blog. L’”effetto onda” quasi mi spaventa, tanto è dirompente… e incontrollabile.
  • “Tornare indietro” non fa parte del vocabolario della Rete.  Le sinapsi funzionano troppo bene e i neuroni NON DIMENTICANO. Chiedete a napoletone…
  • Gli italiani amano il pettegolezzo, più di ogni altra cosa.
  • Gli italiani evadono le tasse.
  • Non faccio NIENTE per promuovere questo blog.
  • Mi piacerebbe “diventare famoso in 3 ore”?  …  NO, Grazie!  Non mi interessa. (o forse si?!? mmm)

Tempi duri per gli scettici…

Nel 1995, Newsweek non credeva molto al futuro di internet. Un pezzo d’archivio da rileggere con un sorriso paziente. Titolo: “The Internet? Bah!”. Dedicato a chi non ci vuole credere nemmeno adesso…

Luca

Due anni e mezzo fa la popolare rivista di economia Forbes additava ai blog come un grosso pericolo per le aziende ed il business in generale. Oggi annunciano l’apertura di un network di oltre 400 blog accuratamente selezionati. Interessante, no?

Mauro 

Tempi duri per gli scettici…

Il popolo IN Rete

Far parte della blogosfera è sfidante. Sento parlare di eccellenza. Di innovazione. Di nuove idee. Leggo bellissimi blog di bellissime persone. Persone che spesso sanno fermare concetti altissimi con poche semplici parole. E’ veramente una bella esperienza leggere i loro appunti in Rete.

C’è anche tanta normalità e mi piace. Forse ancora di più. Non sarò mai un eccellente. Sono un “normale”. Uno dei tanti. E mi chiedo se c’è veramente posto per me. Quale, il mio ruolo i questo ecosistema. I “tanti” possono fare qualcosa di utile e significativo?

L’ultimo episodio che ha visto protagonista Vespa, non mi scandalizza più di tanto. Anzi. Ha rappresentato, secondo me, il punto di vista di molte, moltissime persone. Sono loro, con i loro pregiudizi, le loro paure, la loro ignoranza (in materia), la norma. Ammettiamolo.

Mauro Lupi la vede diversamente. Io sono più pessimista e credo che la maggioranza della popolazione, ancora oggi, utilizzi semplicemente Internet, ma non la viva. Non ha ancora scoperto la parte abitata della Rete.

In Vespa, ho ritrovato tutto il digital divide non solo cognitivo che vedo ogni giorno nella mia azienda, in famiglia, con gli amici. E non parlo di persone poco interessanti o poco interessate. L’età fa tanto, è vero, ma anche moltissimi giovani non hanno “capito” questi strumenti. Io stesso, malgrado arrivi da bbs, pad x.25, da connessioni ad Internet con modem a 2400bps “rubati” ai collegamenti SIA, non avevo ancora colto il lato umano della Rete.

L’intervento di Vespa potrebbe darci un’opportunità. Mi spiego.

Dal mio punto di vista, il problema dell’innovazione e degli innovatori è l’elevata latenza con la quale idee, scoperte, vengono adottate dalla base. Troppe idee hanno un basso indice di diffusione e penetrazione.

Un amico sacerdote mi raccontava del grosso problema che ha la Chiesa nel tramutare in fatti concreti le idee rivoluzionarie dell’ultimo concilio. Idee, nella maggior parte dei casi, ancora ferme in bellissimi libri, rimasti purtroppo polverosi. La Chiesa, mi dice, è pre-concilio (e come dargli torto…).

Dobbiamo spostare l’attenzione anche sulla fase di trasferimento della Conoscenza. Il punto critico.

Ed è proprio a questo livello che i “normali” possono essere utili. Possono trovare il loro ruolo. Pensandoci, se è vero che non mi sento un innovatore in termini assoluti (e non lo sarò mai), mi rendo conto che in alcuni ambienti posso dare tanto: una sorta di innovatore relativo. Forse, un evangelista. Un attuatore.

Le belle idee, specie se utili per l’uomo, meritano di essere diffuse. Lavoriamo, insieme, per trasformare il “popolo della Rete” in “popolo in Rete”.

Il Banco di Sardegna entra in Sardigna! – Qualche considerazione

Ecco qualche nota personale sull’evento di ieri. – A proposito, rimanendo fedele alla Teoria della Complessità, e al suo “Try & Learn”, ho sperimentato un mini live-blogging su Twitter. Esperienza interessante… -

Ho trovato noiosa la parte autoreferenziale e pubblicitaria. Molto più coinvolgente quella interattiva con domande (interessanti), risposte (pacate e oneste), quasi-polemiche (ma con i “giusti” toni). Il DIALOGO, finalmente, protagonista.

Fra tante, una domanda (spinosa) sul “ruolo sociale delle banche” mi ha particolarmente colpito.

Mi chiedo. La banca viene percepita come qualcosa di positivo? I “servizi” che offre sono realmente conosciuti? Hanno il giusto prezzo? L’ETICA guida il nostro operato? Siamo “difendibili”?

Domande. Dubbi. Luoghi comuni. Risposte. E’ necessario instaurare un canale di comunicazione bidirezionale, dove dialogare apertamente con le persone (non “consumatori”). State pensando al blog? Anche io! ;)

Chissà…

p.s. Dubbi su Second Life e i sui avatar.

  • Il mio aveva una foltissima chioma bionda. Significa qualcosa?
  • Sapeva ballare da dio e per uno strano fenomeno di magnetismo si è affiancato ad un avatar donna. Una bomba sexy paurosa! Significa qualcosa?
  • Ieri notte mia moglie mi guardava in cagnesco. Significa qualcosa?

:)

EDIT: Scopro solo ora il blog del progetto “Sardigna in Second Life”. Ecco il link. Lo seguirò via feed…

Il Banco di Sardegna entra in Sardigna!

Mercoledì 20 febbraio, ore 21.00. Presentazione e annuncio dell’ingresso in Sardigna del ‘Banco di Sardegna’, con i suoi servizi alle imprese e al cittadino.Sardigna, anfiteatro, ore 21.00

Non ero mai entrato in Second Life. (Mi devo vergognare?)
E’ che lo trovo un po’ troppo “virtuale” per i miei gusti. Non lo capisco. Non lo conosco. Nutro diversi pregiudizi, insomma.

Comunque, qualche giorno fa, incuriosito proprio da questa iniziativa della mia azienda, ho fatto un giretto da quelle parti. Dopo qualche tempo passato a svolazzare qua e la (dire impacciato sarebbe farmi un complimento), sono riuscito a teletrasportare il mio avatar (ultra standard) nella mia terra virtuale: la Sardigna.

Bell’impatto. Anzi, ottimo direi. Mare. Nuraghi. Ospitalità. Divertimento. Niente lucro. C’era qualcosa di molto familiare nell’aria. La “sardità”, anche se virtuale, si è fatta sentire. Quelli dello staff, poi, sono stati gentilissimi e soprattutto molto pazienti! (ho fatto tanti di quei casini con le impostazioni audio che Vista – per qualche sVista – non voleva far funzionare)

Poi, ho visitato anche il punto di presenza del Banco.

Carino. Belle texture. Loghi e banner pubblicitari in bella evidenza (troppo?). Tutto molto cliccabile, anche se la sensazione di “vuoto” è stata forte.

So, what?

Si, avete capito bene, alla fine mi sfugge il senso di questa iniziativa. Sperimentazione? Moda? Voglia di dialogo? Mi sa che faccio un fischio ad Andrea Pisano, il mio amico-collega del Marketing, per vedere se riesce a chirirmi le idee.

Stasera, figli permettendo, ci farò un salto.

Il potere della collaborazione

Vero è che predicare bene è più facile del relativo razzolare, ma l’opinione espressa da Stefano Venturi, amministratore delegato di Cisco in Italia, su Nova24, a proposito di “rete che cambia l’azienda“, mi entusiasma! Non poco.

Riporto alcuni passaggi VERAMENTE interessanti.

“Concepire la tecnologia come una forza che si pone al servizio della comunità. Comprendere il potere che i network sociali liberano nelle persone. Vivere la tensione utopica che c’è al fondo della grande trasformazione introdotta della rete, contro un’oscurantismo fondamentalmente motivato dalla mancanza di strumenti culturali per conoscere ciò che sta succedendo”

“La collaborazione tra pari che la rete consente, favorisce e suggerisce, genera un arricchimento per le persone che ne fanno l’esperienza del quale ci dobbiamo rendere conto. Se comprendiamo questo possiamo comprendere tutto il resto: sviluppo, equità, paesi emergenti”

“Dal disegno dei prodotti all’assunzione di nuovi collaboratori, la rete delle persone può essere una fonte di ricchezza di idee oppure può essere tagliata fuori. La scelta è decisiva: o si abilita l’azienda al potere devastante della rete o si rifiuta i blocco tutto questo. Ma potrebbe essere un errore molto grave”

“[In Cisco] Nessuno ha mai causato problemi di alcun tipo. Nessuno si sogna di rivelare il codice di un prodotto che uscirà tra due anni. Ma molti scambiano idee e informazioni con l’esterno e si arricchiscono di relazioni e cultura. Del resto, mi pare evidente che lo spionaggio industriale non si fa con i blog. Mentre la relazione di fiducia che si costruisce collamborando in rete con i fornitori e i clienti diventa un ricchezza inestimabile, che dura nel tempo”

“L’Olivetti era un’azienda in cui si pensava al business come a un’attività nella quale i benefici prodotti vanno giustamente condivisi fra tutti gli stakeholders. La cultura della rete ritorna su questo approccio e lo migliora: perchè rende possibili rapporti economici nei quali tutti vincono”

…rapporti economici nei quali tutti vincono! Un sogno.

Quando si parla di manager illuminati…

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