Il popolo IN Rete

Far parte della blogosfera è sfidante. Sento parlare di eccellenza. Di innovazione. Di nuove idee. Leggo bellissimi blog di bellissime persone. Persone che spesso sanno fermare concetti altissimi con poche semplici parole. E’ veramente una bella esperienza leggere i loro appunti in Rete.

C’è anche tanta normalità e mi piace. Forse ancora di più. Non sarò mai un eccellente. Sono un “normale”. Uno dei tanti. E mi chiedo se c’è veramente posto per me. Quale, il mio ruolo i questo ecosistema. I “tanti” possono fare qualcosa di utile e significativo?

L’ultimo episodio che ha visto protagonista Vespa, non mi scandalizza più di tanto. Anzi. Ha rappresentato, secondo me, il punto di vista di molte, moltissime persone. Sono loro, con i loro pregiudizi, le loro paure, la loro ignoranza (in materia), la norma. Ammettiamolo.

Mauro Lupi la vede diversamente. Io sono più pessimista e credo che la maggioranza della popolazione, ancora oggi, utilizzi semplicemente Internet, ma non la viva. Non ha ancora scoperto la parte abitata della Rete.

In Vespa, ho ritrovato tutto il digital divide non solo cognitivo che vedo ogni giorno nella mia azienda, in famiglia, con gli amici. E non parlo di persone poco interessanti o poco interessate. L’età fa tanto, è vero, ma anche moltissimi giovani non hanno “capito” questi strumenti. Io stesso, malgrado arrivi da bbs, pad x.25, da connessioni ad Internet con modem a 2400bps “rubati” ai collegamenti SIA, non avevo ancora colto il lato umano della Rete.

L’intervento di Vespa potrebbe darci un’opportunità. Mi spiego.

Dal mio punto di vista, il problema dell’innovazione e degli innovatori è l’elevata latenza con la quale idee, scoperte, vengono adottate dalla base. Troppe idee hanno un basso indice di diffusione e penetrazione.

Un amico sacerdote mi raccontava del grosso problema che ha la Chiesa nel tramutare in fatti concreti le idee rivoluzionarie dell’ultimo concilio. Idee, nella maggior parte dei casi, ancora ferme in bellissimi libri, rimasti purtroppo polverosi. La Chiesa, mi dice, è pre-concilio (e come dargli torto…).

Dobbiamo spostare l’attenzione anche sulla fase di trasferimento della Conoscenza. Il punto critico.

Ed è proprio a questo livello che i “normali” possono essere utili. Possono trovare il loro ruolo. Pensandoci, se è vero che non mi sento un innovatore in termini assoluti (e non lo sarò mai), mi rendo conto che in alcuni ambienti posso dare tanto: una sorta di innovatore relativo. Forse, un evangelista. Un attuatore.

Le belle idee, specie se utili per l’uomo, meritano di essere diffuse. Lavoriamo, insieme, per trasformare il “popolo della Rete” in “popolo in Rete”.

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