blogger vs “persona che ha un blog”

Sto sviluppando una grave forma di intolleranza da etichette.

Tagghiamo tutto, e tutto, improvvisamente, diventa privo di significato profondo. L’abito fa il monaco. L’esteriorità è tutto. Altro che web semantico, si dovrebbe lavorare sulla vita reale semantica.

Prendiamo, ad esempio, l’etichetta bloggerMauro, a proposito della vicenda “un blogger (?!) critica un’azienda e si becca una querela (!) “, dice:

[…] Non credo che serva una “lettera aperta dei blogger” (io peraltro non mi sento tale – solo solo una “persona che ha un blog”, che è diverso) […]

O mamma, è vero. Anche io mi sento semplicemente “una persona che ha un blog” e quindi non sarei un blogger – almeno non propriamente – e ancora quindi, non avevo il diritto di firmare quella lettera!

Ma, allora, cosa (o chi) vogliamo indicare con quel blogger?!?. Servono dei requisiti particolari per esserlo? E’ un nuovo mestiere? Una nuova casta? Suona, insomma, come giornalisti o politici? Anche wikipedia non mi aiuta definendo blogger semplicemente come “Il creatore e curatore di un blog“.

Mauro, aiutami a capire: che vordì blogger? 🙂

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6 pensieri su “blogger vs “persona che ha un blog”

  1. La questione “io non sono un blogger, sono uno che ha un blog” è a dir poco vecchia… E ovviamente, io per primo che ho mille altre attività prevalenti, sono d’accordo.
    Il titolo “I blogger chiedono a Mosaico, etc etc” è stato in funzione del significato che ha dal punto di vista mediatico.
    Dipende dagli “occhiali” con cui lo vuoi leggere.

  2. Non sono d’accordo con Mauro. Se non si vuole prendere posizione sulla vicenda è legittimo, ma non mi convince questa questione blogger v/s persona che ha un blog è una polemica che non porta a nulla. Sto cercando di superarla.

  3. Marco/Maurizio: ma v’ho fatto qualcosa di male? No dico: se uno da dello str… a qualcun’altro è un santo, se uno esprime un parere personale si addita come miope, polemico, ecc. e in tutti i posti dove potete.

    Francesco, rispondo alla tua domanda (che anche se vecchia, è legittima e, viste le discussioni, ancora attuale): premesso che ognuno può sentirsi tutto quello che vuole, io penso che blogger non esprima nient’altro che persone che scrivono su un blog. Non è gente speciale, non è una categoria, così come, ad esempio, non sono “telefonatori” quelli che telefonano.

  4. Grazie a TUTTI per gli interventi . Ne approfitto per scusarmi di aver creato questa situazione poco piacevole. Non era mia intenzione 🙂

    Se posso, aggiungo qualche considerazione.

    Mi sono agganciato al discorso blogger/persona che ha un blog, perché sono arcistufo delle etichette che ogni giorno mi impediscono di “vedere” l’altro senza condizionamenti. Non voglio “grilli” per la testa, altrimenti rischio di perdermi la persona che sta dietro al giornalista, al politico, al markettaro… al blogger.

    Sulla lettera.
    Del (tuo) corso sul Business Blog, Mauro, ricordo la parte sugli “argomenti non difendibili”. Mi chiedo: questa azienda – IN QUESTO CASO – ha evitato il dialogo perché a corto di argomenti difendibili? Non poteva, infatti, replicare ai diversi punti della critica? E, nel caso, pretendere delle scuse per le offese esplicite?
    Di fatto, ha scelto – FRA LE TANTE POSSIBILI – l’unica strada senza via di ritorno. Sbagliando.

  5. Mauro, lo sai che ci conosciamo da una vita e che ti stimo per tutto ciò che fai, è evidente che si discute sulla questione specifica su cui siamo in disaccordo.

    Le questioni sono due: 1) separazione della vicenza dal punto di vista giuridico e dal punto di vista umano 2) la mobilitazione è volta solo ad ottenere una causa inutile indipendentemente da chi potrebbe avere ragioni in tribunale.

    Sulla questione blogger o persona che ha un blog, non mi pongo il problema, mi sembra del tutto irrilevante.

    Per il resto le conversazioni sono tali quando riescono anche a produrre effetti concreti, altrimenti sono chiacchiere.

    Se questo caso verrà discusso anche nelle università e qualcuno imparerà qualcosa allorà si sarà dimostrato utile.

  6. @Francesco: sono al 100% allineato sul fatto che l’azienda abbia sbagliato; ho scritto cinocamente che sono contento perché sta dimostrando il peggior modo di affrontare le critiche e, spero che sarà un esempio di cosa non-fare. Comunque non ti preoccupare, nessuna situazione poco piacevole: mi piace confrontarmi con Maurizio e Marco 🙂

    @Maurizio: nei corsi vedo sempre che una delle parti che interessa di più non è soltanto quella dei casi eccellenti ma quell’area che chiamo “così non si fa”: ecco, ora abbiamo un caso in più.

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