Amo il vinile, ma uso Spotify

C’era una volta il vinile, poi è arrivato il CD, poi la musica si è digitalizzata e la sua fruizione si è gradualmente scollegata dall’idea di “supporto fisico”, è diventata liquida[1]:  fruibile ovunque, su qualsiasi dispositivo, in qualsiasi momento.  “Ai miei tempi” (negli anni ’80 e ’90) , l’ascolto della musica “di qualità” non era solo legata al possesso del media fisico, ma necessitava di un impianto stereo complesso e costoso, ed era anche confinata a particolari “momenti” della giornata e a determinati “spazi”; sì, c’erano il Walkman[2] e la radio, ma il prezzo da pagare in termini di qualità di ascolto era molto alto.

Oggi, la musica liquida offre un ottimo compromesso fra qualità, praticità e mobilità estrema; i formati digitali di tipo lossless, ovvero compressi ma senza perdita, stanno soppiantando quelli di tipo lossy (come l’MP3), le canzoni non si “scaricano” più ma si ascoltano in streaming[3],  il player dedicato lascia spazio al sempre più pervasivo smartphone, le cuffie garantiscono un ascolto sempre più fedele, e nel contempo si miniaturizzano sempre di più, tanto da poter essere letteralmente infilate all’interno dell’orecchio (auricolari di tipo in-ear), quasi volessero raffigurare l’ everytime and everywhere alla base di questo nuovo paradigma.

Ho sottolineato in diversi passaggi l’aspetto della qualità percepita, secondo me, fondamentale per capire meglio un qualsiasi fenomeno di digitalizzazione, perché economicità, semplicità e comodità da sole non bastando a persuadere gli utenti al cambiamento; considerazioni sulla qualità che non sono tipiche di questo settore, ma possono e devono essere estese a qualsiasi mercato, anche quello bancario.

La digitalizzazione è stata (anche) per l’industria discografica una disruptive innovation[4] cambiando radicalmente “il rapporto tra gli artisti, case discografiche, negozi di musica di vendita al dettaglio e consumatori, contribuendo a importanti variazioni nel consumo di musica, con un impatto devastante sui mercati, e sui fatturati delle principali etichette discografiche.” (Autori di spazioeconomia.wordpress.com, 2016)

Il mercato discografico di oggi può essere considerato realmente un “nuovo mercato”, per dimensioni, attori, protagonisti, comportamenti d’acquisto e di uso. Il 2015, ad esempio, è stato un anno particolarmente importante per la musica in streaming: per la prima volta, infatti, rappresenta la fetta più grande dei ricavi dell’industria discografica USA (34,3%), superando, seppur di poco, i download digitali (34%), con una crescita negli ultimi anni davvero strepitosa. (Friedlander, 2016)

 straming

Figura 1- incidenza ricavi musica streaming su totale industria musicale US. Fonte: RIAA

Sono le piattaforme di streaming come Spotify, Deezer o Apple Music a scrivere, quindi, gli ultimi capitoli di questa trasformazione; un’analisi più attenta dimostra, poi, che non è lo streaming gratuito supportato dalla pubblicità a trainare i ricavi ma la modalità a pagamento: “la revenue dell’ascolto da utenti base infatti, si aggira attorno ai 400 milioni di dollari mentre quello degli utenti premium attorno a 1,2 miliardi”. (Pierri, 2016) Scopriamo così che a fronte di una maggiore utilità, come la scoperta di nuovi contenuti musicali a costo zero, una qualità audio superiore, la possibilità di scaricare i brani sul proprio dispositivo così da poterli ascoltare offline o l’accesso a playlist condivise, gli utenti sono anche disposti a pagare.

Per le banche, quindi, il messaggio che arriva dalla digitalizzazione dell’industria musicale è chiaro: i clienti vogliono una banca “liquida”, che sia pratica, sempre e ovunque disponibile, economica, che sappia offrire al contempo una esperienza percepita di qualità elevata; e per avere questo i clienti sono disposti – stranamente – anche a pagare, anche se non come e quanto in passato.

[1] Il termine musica liquida è un neologismo sempre più frequentemente utilizzato nelle riviste di musica, HIFI, informatica, tecnologia e soprattutto sul web per indicare quella porzione della musica fruibile dal grande pubblico indipendentemente da un qualsiasi supporto fonografico (CD, vinile, nastro). Fonte: wikipedia.org
[2] Il Sony Walkman originariamente era un lettore di musicassette creato da Akio Morita, Masaru Ibuka e Kozo Ohsone, e prodotto dalla Sony. Fonte: wikipedia.org
[3] Il termine streaming, nel campo delle telecomunicazioni, identifica un flusso di dati audio/video trasmessi da una sorgente a una o più destinazioni tramite una rete telematica. Questi dati vengono riprodotti mano a mano che arrivano a destinazione. Fonte: wikipedia.org
[4] A disruptive innovation is an innovation that creates a new market and value network and eventually disrupts an existing market and value network, displacing established market leaders and alliances. The term was defined and phenomenon analyzed by Clayton M. Christensen beginning in 1995. More recent sources also include “significant societal impact” as an aspect of disruptive innovation. Fonte: wikipedia.org

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