Carta straccia

«Il cervello non è progettato per leggere. Non ci sono geni per la lettura come ce ne sono per il linguaggio o la vista. Ma spinto dall’emergere dei geroglifici egizi, dell’alfabeto fenicio, dalla carta cinese e, infine, dalla stampa di Gutenberg, il cervello si è adattato a leggere» Michael S. Rosenwald

Oggi non leggiamo “meno”, semplicemente con l’avvento di Internet leggiamo in modo diverso: “Gli umani sembrano sviluppare cervelli digitali con nuovi circuiti per scorrere e filtrare la corrente di informazioni online”, così affermano i neuro-scienziati cognitivi. (Rosenwald, 2014)

Questo tipo alternativo di lettura “non lineare” sta entrando in competizione con la “lettura profonda” sviluppata nel corso di diversi millenni. Prima di internet, si leggeva soprattutto in modo lineare: a una pagina ne seguiva un’altra, e così via; le uniche distrazioni erano rappresentate dalle poche immagini mescolate al testo. Ma Internet è diversa, con così tante informazioni, hyperlink, video, immagini e parole mescolate ad oggetti interattivi (banner, pulsanti), i nostri cervelli costruiscono delle scorciatoie per orientarsi, scorrendo velocemente su e giù il testo alla ricerca di parole chiave che attirino l’attenzione.

Ed è proprio l’attenzione a diventare la risorsa scarsa, sostituendo l’informazione fin troppo abbondante: “Il lettore è alla ricerca della massima efficacia nell’ottimizzazione del tuo tempo di lettura. La formula è facile: dato un certo tempo a disposizione, si cerca di leggere le cose che davvero ci interessano. Quando compravamo un giornale di carta, avevamo quello e lo leggevamo. Oggi abbiamo milioni di cose intelligenti da leggere e focalizziamo la nostra attenzione in modo diverso. Non è un allarme, è il naturale passaggio dal pensiero analogico a quello digitale.” (Granieri, 2014)

Ma i media digitali richiedono anche un nuovo modo di scrivere, che parta proprio da questo “nuovo lettore”, con informazioni importanti posizionate sempre al primo posto (della pagina, della frase, di una lista), l’uso del grassetto per evidenziare le parole chiave, l’adozione di una struttura “millefoglie” con capoversi brevi, staccati e titolati con chiarezza, così da facilitare la lettura e mantenere alta l’attenzione. (Carrada, 2013)

Un nuovo modo di leggere, e di scrivere, l’abbondanza di informazioni e la scarsità di attenzione, tutte caratteristiche del nuovo medium digitale che sta mettendo sempre più in crisi quello che era l’elemento centrale della costruzione della cultura: il libro. Libro che non se la passa bene sia dal punto di vista commerciale, con vendite in crisi e perdite per i maggiori editori, sia dal punto di vista culturale con l’uomo sempre meno adatto alla lettura lunga e che passa il suo tempo libero con videogiochi o social network, disponibili sempre ed ovunque grazie ai dispositivi mobili.

Ma, dicevamo, la “questione centrale nella crisi dell’oggetto libro è che è diventato marginale come mezzo di costruzione e diffusione della cultura contemporanea, che invece sempre più trova luoghi di dibattito, espressione, sintesi, su internet e in formati più brevi. Che non sono necessariamente più superficiali, anzi spesso sono molto più densi e ricchi di certi saggi di 300 pagine allungati intorno a una sola idea” (Sofri, 2014)

Quindi pubblicare un libro per condividere uno studio, un’idea o una storia da raccontare, non è più rilevante come un tempo: “se c’è un posto dove quello che scrivo “resta” e “raggiunge più lettori”, è internet. I libri spariscono dalla vendita e dall’attenzione – e dall’esistenza – dopo pochi mesi, o pochi anni al massimo (salvo rare eccezioni): ne escono a centinaia ogni mese, e se non vi passano sotto il radar subito, non esisteranno mai più. Mentre grazie ai social network e ai link e a Google, cose pubblicate online anche dieci anni fa continuano a trovare nuove attenzioni e tornare a essere lette.” (Sofri, 2014)

Anche questo mercato può insegnare tanto all’industria bancaria che cambia. La filiale, una volta elemento centrale di costruzione e diffusione del “fare banca”, può essere affiancato e sostituito da nuovi canali digitali, così come sta avvenendo per il libro in campo editoriale. Può far sorridere, ma il cervello umano non è stato progettato nemmeno per andare in banca ed interagire con questa in modo tradizionale, cosa che alcuni manager sembrano ignorare. Le banche nell’era di Internet diventano un “qualcosa da fare”, piuttosto che un posto in cui andare. (King, 2012)

Internet è differente. Ha le sue regole, anche se mutano in continuazione, ed applicare un pensiero analogico ad un mondo digitale non è una buona idea. Come per la lettura, anche l’interazione con la banca non sarà più lineare, ma frammentata fra diversi canali; frammenti che dovranno poi ricomporsi in termini relazionali, ecco perché sarà fondamentale presidiare correttamente i diversi punti di contatto.

Il “nuovo lettore” diventa quindi il “nuovo cliente” anch’esso armato di smartphone, con capacità “filtro” sempre più evolute, alla ricerca di informazioni rilevanti. Per sopravvivere, le banche dovranno essere capaci di catturare e mantenere alta la loro (scarsa) attenzione.

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La banca liquida: Come la rivoluzione digitale sta cambiando l’industria finanziaria di Francesco Cugurra è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.
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