Punta e clicca

“Vuole carta Kodak o le “altre”?” (Sideri, 2012) Così ci veniva chiesto, solo pochi anni fa, dal fotografo di fiducia, quando, al termina di un viaggio, chiedevamo di fissare sulla preziosa carta patinata i ricordi più belli di quel momento appena terminato. A quel tempo la fotografia era manuale, con macchine meccaniche, otturatori, scelta di tempi e diaframma, camera oscura, pellicole e soluzioni di sviluppo, e Kodak era il leader di mercato.

Il marchio Kodak fu registrato, all’ufficio brevetti degli Stati Uniti, il 4 settembre del 1988 dal suo fondatore George Eastman, diventando famoso per la straordinaria invenzione della pellicola fotografica flessibile in sostituzione delle pesanti lastre rigide. Le macchine fotografiche divennero più leggere ed economiche, ed il procedimento di stampa molto più semplice e veloce. A colpi di slogan “Tu premi il bottone, noi facciamo il resto” la Kodak diventò, in pochi anni, una delle più grandi aziende nel settore delle pellicole e degli apparecchi fotografici. (Autori del ilpost.it, 2013)

Ma l’industria fotografica non si ferma, la fotografia diventa più facile e alla portata di tutti, diventa automatica e poi digitale. Niente più rullini, niente attesa fra uno scatto e la stampa/visualizzazione del risultato; ci sono una serie di automatismi che rendono tutto più semplice, si possono fare foto rapidamente, cancellandole se non piacciono per poi rifarle, o modificarle tramite programmi per computer come Photoshop. Tutto è a portata di click.

Nel 2012 Kodak porta i libri contabili in tribunale e dopo 120 anni trascorsi da assoluta protagonista della storia della fotografia dichiara bancarotta. Sconfitta dal “digitale”, si dirà più tardi, ma, a ben vedere, sconfitta unicamente dalla propria incapacità di “distruggere” il proprio modello di business per accogliere il cambiamento che il mercato chiedeva.

Kodak, grazie al vantaggio competitivo accumulato negli anni, continuava ad avere, infatti, straordinarie capacità in termini di R&S (oltre 1.100 brevetti registrati nel corso degli anni per le pellicole fotografiche e nel settore del digitale), e fu la prima ad inventare, già nel lontano 1978, la tecnologia alla base delle fotocamere digitali; ed è sempre Kodak a brevettare nel 1998 la prima reflex digitale. (De Mori, 2015) È evidente, quindi, che la Kodak possedeva il know how per competere ad armi pari, o primeggiare, anche nel mercato della fotografia digitale, ma, probabilmente, rinunciare all’analogico sarebbe stato come rinnegare sé stessa, la propria storia, la propria “anima”.

Ritroviamo questa incapacità di rinnovarsi in moltissime aziende, specialmente in quelle affermate con un modello di business consolidato e di successo. Anche l’industria bancaria, forte della sua storia plurisecolare, ha uno “spirito di sopravvivenza” molto sviluppato e poco incline al cambiamento, ma, come la storia della Kodak insegna, spesso è necessario rinunciare al proprio status quo per non essere distrutti.

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La banca liquida: Come la rivoluzione digitale sta cambiando l’industria finanziaria di Francesco Cugurra è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.
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